

Il Parlamento Europeo ha approvato una nuova normativa che regola il diritto
dei pazienti alle cure mediche in un altro Paese dell'UE, chiarisce le modalità
di rimborso e i casi che richiedono un'autorizzazione preventiva. Il cittadino
europeo che decide di recarsi in un altro Paese dell'UE, per viaggio, lavoro
o altro, non dovrà più avere preoccupazioni in materia sanitaria.
Secondo le nuove norme i cittadini dell'UE possono essere rimborsati per l'assistenza
medica che ricevono in un altro Stato membro, a condizione che il trattamento
e i costi sarebbero stati normalmente coperti nel loro paese. Le autorità
possono esigere che i pazienti richiedano un'"autorizzazione preventiva"
per i trattamenti che necessitano di un ricovero ospedaliero o di cure sanitarie
specializzate. Ogni rifiuto dovrà essere giustificato secondo un elenco
ristretto di motivi. Ogni Stato membro deve designare un "punto di contatto"
per fornire informazioni ai pazienti interessati alla ricerca di cure all'estero
e per fornire assistenza in caso di problemi. La ricerca di cure sanitarie
all'estero potrebbe avvantaggiare soprattutto i pazienti inseriti in lunghe
liste d'attesa, o quelli che non sono in grado di trovare cure specialistiche.
Attualmente, l'1% dei bilanci sanitari degli Stati membri viene impiegato
in cure sanitarie transfrontaliere. Le norme riguardano solo coloro i quali
scelgono di farsi curare all'estero. La tessera europea di assicurazione malattia
continuerà a restare valida per i cittadini che necessitano di trattamento
urgente quando si recano in visita un altro paese dell'UE. I deputati hanno
anche rafforzato le disposizioni per la cooperazione in materia
di malattie rare.
La relazione legislativa è stata preparata dalla deputata popolare
francese Françoise Grossetête, che ha commentato: "I pazienti
non saranno più lasciati soli quando cercano cure sanitarie all'estero
e l'ottenimento del loro rimborso. Questa direttiva, finalmente, farà
luce sui diritti dei pazienti, fino ad ora molto aleatori". Il testo
approvato è il risultato di un accordo raggiunto con il Consiglio,
che deve ancora dare la sua approvazione formale; dopo di che, gli Stati membri
avranno 30 mesi di tempo per apportare le necessarie modifiche alla loro legislazione
nazionale.